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L_Antonio
Odio gli indifferenti


Gli Ultimi


8 aprile 2010

Ville Arcoré

 

La forma di governo, in ordine di tempo, è l’ultimo oggetto del contendere. Un po’ tutti sentono la necessità di riforme, che appaiono in effetti inderogabili. A Berlusconi per primo, intento tra l’altro a stravolgere di fatto le istituzioni (Parlamento in primis), in attesa di mutarne l’assetto e il ruolo anche da un punto di vista formale. Il premier deve trovare un bandolo che lo conduca indenne al 2013 (o anche prima) con le carte in regole per essere rieletto, oltre l’attuale impasse e la evidente perdita progressiva di aura. L’opposizione sbaglierebbe a restare cieca e muta, limitandosi a segnalare i pericoli dell’operazione (che pure ci sono). L’Aventino sarebbe sostanzialmente un lasciapassare, un pericoloso segnale di impotenza politica.

Il Cavaliere vorrebbe l’investitura popolare, vorrebbe scavalcare le prerogative del Parlamento, per insediarsi al centro del sistema come una specie di Re Sole. Il Presidenzialismo senza (o quasi) contrappesi gli andrebbe benissimo. Se non che, le ultime regionali lo hanno un po’ rintuzzato. La Lega, oggi, è il vero dominus del centrodestra. E Berlusconi, in considerazione di questo, è costretto ad accettare l’offerta di una specie di presidenzialismo dimezzato, un semipresidenzialismo appunto. Si tratterebbe di fatto di una possibile diarchia, di un’eventuale coabitazione tra lui stesso e un possibile referente della Lega a Capo del Governo, Tremonti per dirne uno. Anche messa così, ovviamente, la diarchia resterebbe ancora accettabile, e rientrerebbe perfettamente nel suo disegno di potere, per di più se si lasciasse in vigore il Porcellum, che attenua ulteriormente la capacità di manovra e l’autonomia del Parlamento.

Può la sinistra restare a guardare? Limitandosi soltanto a segnalare i pericoli della situazione? Direi proprio di no. Le riforme sono davvero inderogabili. Purché si salvaguardi il senso della politica, il ruolo del Parlamento, si combatta la deriva populista e si concedano poteri all’esecutivo e al premier senza perciò rimetterci in termini di democrazia effettiva e di tutela delle istituzioni. È difficile, ma lo status quo non esiste e gli altri sono già al lavoro.

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